Questa antologia si propone di offrire una panoramica della ricezione critica dell'opera di Chighine, raccogliendo saggi, recensioni e contributi che, nel corso dei decenni, hanno tentato di decifrare e valorizzare il suo linguaggio.
La luce della Lombardia nei dipinti di Chighine
di Franco Russoli
Alfredo Chighíne è nato a Milano, ma da famiglia sarda. E dei sardi ha iI volto forte, largo, la pelle bruna, gli occhi grandissimi e chiari, fermi eppure dolci.
Una scorza ruvida, che nasconde una profonda, malinconica delicatezza. Bisogna veramente conoscere l'uomo Chighine, le sue ritrosie, le sue apparenti accettazioni di una condizione sociale, i suoi abbandoni alla rivolta più fragorosa, e il suo vero carattere lirico, gentile, se si vuol conoscere un raro esempio di artista di una razza genuina e di un ambiente ormai quasi scomparso, sommerso dalle pose dei falsi esistenzialisti o dei falsi “maledetti”, o degli imborghesiti carrieristi.
Chighine è semplice, perché vero, sincero, e le sue opere ne sono la migliore testimonianza.
Alfredo Chighine alla Saletta
di Emilio Tadini
«Qual' è il contenuto di questi quadri?»: questa è la prima domanda da porsi se si vuole parlarne. Perché è chiaro che essi sono quanto di meno astratto si possa immaginare. Anzi, qui è proprio l'argomento buono per cominciare il discorso. Se ragioniamo molto semplicemente vediamo che quadri come questi si differenziano da quadri astratti non tanto per la presenza di un soggetto figurativo: ma piuttosto per quella particolare vita sensibile del colore e della luce di cui sono fatti: un colore e una luce che sentiamo di poter veramente chiamare reali ( e non perché esse siano riconoscibili naturalisticamente intorno a noi in modo piatto e meccanico, ma piuttosto perché portano in se stessi, nella loro carica vitale, la testimonianza di una profonda, perentoria riconoscibilità).
Ed è per questo che possiamo parlare dei legami profondi tra la pittura di Chighine e la natura.