Biografia

Alfredo Chighine nasce a Milano il 9 marzo del 1914 e nel capoluogo lombardo trascorre la sua vita, legandosi profondamente alla cultura artistica milanese di cui sarà un protagonista, anche se riservato, spesso appartato.
Gli anni giovanili
Sin da giovane, per aiutare la famiglia a sbarcare il lunario, lavora come operaio ma, essendo già viva la vocazione artistica, nel poco tempo a disposizione frequenta i corsi per incisori presso l'Umanitaria, vecchia scuola di avviamento professionale milanese dove stringe con Franco Francese, più giovane di sei anni, una amicizia che resterà salda negli anni a venire.
Partecipa, poi, ai corsi serali dell'Istituto Superiore di Arti Decorative di Monza e finalmente, nel dopoguerra, si iscrive a Brera, frequentando l’aula di scultura di Manzù, insieme ad Alik Cavaliere.
Si accosta, così, alla scultura che, sebbene in realtà Chighine pratica in poche occasioni, resta un riferimento fondante per il suo fare, sempre incentrato intorno ad una ricerca tesa e insistita sulla costruzione della forma. Una rara testimonianza del Chighine scultore è conservata proprio nella collezione Boschi Di Stefano: quella "Donna sotto i bombardamenti" del 1944 che l’autore espone al Premio di Scultura della Spiga e che viene acquistata tempestivamente dalla coppia di avveduti collezionisti, che per lui sono stati un valido sostegno, soprattutto nei difficili anni giovanili.
L'aula di Plastica decorativa presso la scuola di Arti Decorative di Monza
Le prime esposizioni
La prima esperienza espositiva dell’artista è riferibile al 1941, quando partecipa alla III Mostra Provinciale del Sindacato Fascista di Belle Arti, tenutasi negli spazi della Società Permanente di Milano. Nel 1946, a testimonianza di come Chighine, benché conducesse caparbiamente la sua ricerca al di fuori dalle diffuse logiche di gruppo, fosse inserito nella vita culturale meneghina, egli vince con una "Deposizione" il premio dedicato a Ciri Agostoni alla mostra Oltre Guernica.
Nel 1948 partecipa alla XXIV Biennale di Venezia, presentando due sculture in legno: "Maternità" e "Nudo di bambino", tra le ultime prove plastiche dell’autore che d’ora in poi si dedica alla pittura, licenziando carte e tele con figure e, presto, paesaggi, temi tipici di una fase molto ben documentata dalla Collezione Boschi.
Casa Boschi di Stefano, Milano
Gli anni Cinquanta e l'Informale
In quegli anni Chighine frequenta il bar Giamaica e si confronta con artisti e intellettuali tra i più interessanti del momento.
I suoi modi pittorici, superata la figurazione, piegano ora verso un dipingere di marca informale, attento alle più aggiornate esperienze internazionali.
La sua prima mostra personale è organizzata alla Galleria San Fedele di Milano nel dicembre del 1951 e da allora si incrementa la sua presenza alle diverse rassegne collettive di spicco del periodo; nel 1956 si inaugura la collaborazione con la Galleria del Milione, diretta da Gino Ghiringhelli, che nel 1960 favorirà l'acquisizione di un’opera dell’artista da parte della Tate Gallery di Londra.
Il bar Jamaica, Milano
I riconoscimenti
Nel 1958, mentre prosegue vivace la sua attività espositiva, sposta definitivamente il suo studio in corso Garibaldi 95 a Milano.
Dallo stesso anno incomincia a trascorrere l'estate a Viareggio dove la famiglia della seconda moglie, Ester Violante, ha una casa: nel giardino Chighine ricava uno spazio e lo adibisce a studio, dove realizzerà molti dei suoi dipinti.
Nel corso del 1958 si consolida l'immagine pubblica di Chighine in Italia e all'estero: partecipa su invito di Franco Russoli alla XXIX Biennale di Venezia ed è invitato da Umbro Apollonio alla rassegna d'avanguardia internazionale L'art du XX Siecle al Palais des Expositions di Charleroi in Belgio e da Michel Tapié al Festival di Osaka in Giappone.
Emilio Tadini scrive il testo per la prima monografia dell'artista.
La maturità
Nel 1960 partecipa alla XII Triennale di Milano e alla XXX Biennale di Venezia che gli dedica una sala personale dove vengono presentate quindici fra le ultime tele, ancora una volta con presentazione di Franco Russoli. È il momento della sua maturità espressiva, quando Chighine supera la stagione più vicina all’informale e mette a punto un linguaggio pittorico in cui la forma nasce evocata dalla luce, in virtù di una trattazione sapiente ed accurata della materia pittorica.
La seconda metà degli anni Sessanta segna la fine del rapporto con la Galleria del Milione e Chighine inizia la collaborazione con la Galleria delle Ore. In quel periodo si dedica ad una vivace attività espositiva, soprattutto con l’allestimento di molte mostre personali, mentre si diradano un poco le presenze alle rassegne collettive.
La scomparsa
Chighine muore il 16 luglio del 1974 all'età di sessanta anni nella clinica San Rossore di Pisa, dove era stato ricoverato circa un mese prima a causa di una trombosi cerebrale.
È sepolto al Cimitero Monumentale di Milano.