XXIV Esposizione internazionale d'arte della Biennale
29 maggio - 30 settembre 1948
Venezia
a cura di Rodolfo Pallucchini
Alfredo Chighine prende parte alla XXIV Biennale di Venezia del 1948. Questa partecipazione rappresenta un traguardo fondamentale e il definitivo riconoscimento nazionale per l'artista milanese, inserito a pieno titolo nel nucleo delle forze più vive e propositive del dopoguerra. Inaugurata nel maggio del 1948, la XXIV edizione della rassegna veneziana non è una mostra come le altre: si tratta della prima Biennale dell'Italia repubblicana e, soprattutto, del più importante evento culturale del secondo dopoguerra, concepito dal segretario generale Rodolfo Pallucchini per riallacciare i legami storici tra l'arte italiana e le avanguardie internazionali dopo il lungo isolamento imposto dal fascismo.
In quel clima mitico, dominato dall'arrivo della leggendaria collezione d'avanguardia di Peggy Guggenheim e dalle storiche retrospettive dedicate agli Impressionisti, a Paul Klee e a Kandinsky, Chighine si affaccia in Laguna non ancora come pittore, bensì nella veste di scultore. Sotto le navate dei padiglioni veneziani, l'artista espone due intense figure lignee dall'impianto aspro e solenne: Maternità (1946) e Nudo di bambino. Si tratta di opere nate in condizioni di assoluta ristrettezza economica e di straordinario fervore creativo.
Nelle sale della Biennale, la plastica in legno di Chighine dimostra di aver pienamente metabolizzato la lezione sintetica del suo maestro Giacomo Manzù a Brera, ma di averla già spinta verso una tensione materica e drammatica del tutto nuova, in linea con le inquietudini esistenziali del tempo. Per Chighine, l'esposizione del 1948 costituisce al contempo l'apice della sua stagione plastica degli anni Quaranta e la soglia di una nuova metamorfosi. Il contatto diretto con le tendenze internazionali ammirate a Venezia accelererà in lui quella profonda crisi della figurazione che, nel corso del decennio successivo, lo porterà ad abbandonare definitivamente la scultura per dedicarsi esclusivamente alla pittura, diventando uno dei pionieri e dei massimi protagonisti dell'Informale italiano.